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27 febbraio 2025

Dazi: la questione si fa seria, con primo Trump frutta scese a -15%

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E' vero che con Messico e Canada Donald Trump ha ridimensionato l'offensiva sui dazi, ma l'annuncio del 25% di tasse sui prodotti Ue allarma e preoccupa i produttori. Non era stato uno scherzo durante il primo Trump. 

Parlano i numeri elaborati dove non solo l'agroalimentare ma anche l'ortofrutta era stata colpita. Seppure il settore non presenti grandi numeri il processo può innestare dei contraccolpi a tutti i livelli della filiera. 

In altri termini se il Governo Usa approva i dazi, la Ue avvierà la controaerea con altrettante tassazioni all'ingresso di prodotti americani. In questo caso si ipotizzano dei dazi su alcuni prodotti ortofrutticoli e trasformati: patate americane, noci, pompelmi, succhi di agrumi. Senza dimenticare le mandorle e le prugne californiane. Al momento solo ipotesi, ma gli addetti al settore stanno studiando i possibili scenari.

I dazi sull'agroalimentare costerebbero 2 miliardi in più ai consumatori americani 

Coldiretti ha fatto i conti dopo l'annuncio di Trump contro la Ue. Sulle esportazioni dell'agroalimentare il conto è salato: "Un dazio del 25% sulle esportazioni agroalimentari made in Italy negli Usa potrebbe costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro in più, con un sicuro calo delle vendite, come dimostrato anche dalla precedente esperienza nel primo mandato di Trump".

Il riferimento è una analisi Coldiretti su dati Istat relativi alla minaccia del presidente Usa di imporre tariffe aggiuntive sulle merci europee. Nel 2024 le esportazioni di cibo Made in Italy negli States sono saliti al valore di oltre 7,8 miliardi. 

Con i dazi del primo Trump il valore dell'export della frutta scese del 15%

In concreto cosa può succedere alla filiera ortofrutticola italiana? Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, i dazi imposti durante la prima presidenza Trump su una serie di prodotti agroalimentari italiani hanno portato a una diminuzione del valore delle esportazioni (confronto annuale tra 2019 e 2020). In particolare si è "registrato il 15% in meno per la frutta" senza dimenticare "il 19% in meno per le confetture"

La ritorsione europea 

I conti oltre sui prodotti dell'export bisogna applicarli anche sulle importazioni. Potrebbero far bene alla produzione europea e italiana o aumentare i costi per il consumatore e probabili cali nelle vendite. In questo caso per il settore ortofrutticolo Coldiretti parla di noci, pompelmi, succhi di agrumi. Ma non si possono escludere le mandorle o le prugne. 

“L’imposizione di dazi sulle nostre esportazioni aprirebbe ovviamente uno scenario preoccupante, tanto più in considerazione dell’importanza che il mercato statunitense ha per le nostre produzioni agroalimentari e non solo – rileva il presidente di Coldiretti Ettore Prandini -. Negli Usa l’agroalimentare italiano è cresciuto in valore del 17% contro un calo del 3,6% dell’export generale, confermando ancora una volta che il cibo italiano è un simbolo dell’economia del Paese. Per questo crediamo che debbano essere messe in campo tutte le necessarie azioni diplomatiche per scongiurare una guerra commerciale che danneggerebbe cittadini e imprese europee e americane”. 

Farinetti: "Chi se ne frega, il cibo buono gli americani lo comprano sempre"

Il fondatore di Eataly conosce le percentuali di calo delle vendite, ma in un articolo del Corriere si legge a proposito di Dazi: " Chi se ne frega. Gli americani non rinunciano al nostro parmigiano, esporteremo sempre 70 miliardi". Più complicato il discorso sull'ortofrutta

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