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31 marzo 2025

Ortofrutta, 82 aziende per un dialogo con il consumatore

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Un cambio di paradigma nel settore ortofrutticolo italiano. "La fiera che vorremmo" è il manifesto di questa trasformazione, un documento informale, ma incisivo, che raccoglie le riflessioni di 82 aziende unite dalla volontà di ripensare il format delle fiere di settore

Un'iniziativa che segna un punto di svolta, unendo le forze (ed è questa la novità per un settore spesso troppo frammentato) per affrontare le sfide del mercato: calo dei consumi, difficoltà nel percepito dei consumatori, export in stallo.

A sostenere questo progetto, 82 aziende di spicco del settore, tra cui 3 Moretti, Agricola Don Camillo, Ahgem frutta, Almaverde Bio, Battaglio, Barattì, Bestack, Consorzi Carota Ispica Igp, Ciliegia Igp Vignola, Melone Mantovano Igp, Pomodoro Pachino Igp, Radicchio rosso di Treviso Igp e Variegato di Castelfranco Igp, CRU, Dolce Lucano, Dolce Clementina, F.lli Orsero, Granfrutta Zani, Gullino, Ioppì, La Grande Bellezza Italiana, Lome Superfruit, Mazzoni, Melanzì, Ortoromi, Orsini e Damiani, Perla Nera, Piacere Viviana, Rivoira, Salvi, Sicilia, Solarelli, Violì e Terremerse, dimostrandosi fronte comune per un futuro più prospero del settore ortofrutticolo italiano.

"Le fiere, per certi aspetti, costituiscono il termometro dello stato di salute del settore - ha detto oggi Claudio Dall'Agata, direttore di Bestack (e nel gruppo di lavoro che rappresenta le aziende firmatarie con Martina Boromello di Ortoromi, Sarah Bua di La Deliziosa, Carola Gullino dell'omonimo gruppo e Leonardo Odorizzi de La Grande Bellezza Italiana) - ma allo stesso tempo hanno un ruolo fondamentale per i benefici aggregativi che creano, per la visibilità che potenzialmente possono garantire e per i servizi che offrono".

"L'obiettivo è creare un evento che superi il tradizionale format b2b, integrando il consumatore finale attraverso un approccio b2b2c, ispirandosi a modelli di successo come Vinitaly. Una fiera che sia un luogo esperienziale, capace di attrarre i consumatori e di comunicare in modo più efficace i valori del settore".

Cosa chiedono le aziende

Le aziende del settore ortofrutticolo, unite in questo progetto, esprimono la necessità di un nuovo format fieristico che sappia rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. In primo luogo, sottolineano l'importanza di rafforzare il legame con la Grande distribuzione organizzata italiana e di attrarre i buyer esteri, fondamentali per l'export e la crescita del settore. Ma, al tempo stesso, ritengono cruciale comunicare direttamente con i consumatori, valorizzando le peculiarità dell'ortofrutta e promuovendone l'inserimento in uno stile di vita sano e consapevole.

Per raggiungere questi obiettivi, le aziende chiedono fiere che offrano servizi di alta qualità agli espositori, con padiglioni all'avanguardia e una forte presenza sui media, sia generalisti che di settore. Inoltre, sottolineano l'importanza di garantire una facile accessibilità logistica, con collegamenti aerei internazionali e un ampio bacino di utenza, per attrarre un pubblico sempre più vasto.

Al centro di questo nuovo format fieristico, le aziende vorrebbero che i brand avessero un ruolo da protagonisti, con piattaforme dedicate per comunicare direttamente con i consumatori e raccontare la storia dei loro prodotti. 

E, ancora, si reputa fondamentale offrire esperienze coinvolgenti, con aree dedicate allo sport, alla scoperta delle filiere e al benessere, per avvicinare il pubblico al mondo dell'ortofrutta in modo innovativo e interattivo.

In sintesi, le aziende chiedono fiere che aumentino la visibilità del settore, attraendo buyer italiani ed esteri, e che migliorino il percepito dell'ortofrutta, incentivando i consumi consapevoli. L'auspicio? Che le fiere diventino un'occasione di co-progettazione a medio termine tra aziende ed enti fieristici, per costruire insieme un futuro più prospero per il settore.

Il punto dopo 12 mesi di lavoro. E le fiere?

Nel corso dell'ultimo anno il documento programmatico delle 82 aziende è stato presentato ai vertici dei singoli enti fiera partendo da Cesena Fiera, organizzatrice di Macfrut, fiera di riferimento dell’ortofrutta italiana, e a seguire Fiere di Parma, BolognaFiere Group e Italian Exibition Group. Enti che hanno dimostrato una forte disponibilità all'ascolto e si sono rivelati propositivi nell'avviare un dialogo costruttivo. Probabilmente il 3 aprile, alla conferenza stampa di presentazione di Macfrut 2025 sapremo cosa ne pensa il presidente, Renzo Piraccini.

Riccardo Caravita, food & beverage brand manager di Fiere di Parma, ha commentato per myfruit.it: "Già da questa edizione di Tuttofood (che per la prima volta ci vede al timone), puntiamo a costruire l’evento su due asset centrali. Da un lato, una forte impronta business e internazionale, che sviluppiamo in fiera grazie a un network eccezionale e alla collaborazione con Koelnmesse-Anuga; dall’altro lato, la nostra volontà di diffondere la cultura del food a un pubblico generalista, mission che portiamo avanti grazie a un ricco cartellone di eventi itineranti fuori salone, la Tuttofood Week (Milano, 3-8 maggio)". 

"Questo è un modello ibrido b2b2c, sviluppato col Gruppo Mondadori. Oltre a offrire contenuti ibridi e di grande valore per espositori e visitatori, la Week ci permette di aprire una finestra sul mondo dei consumi e raccontare a un pubblico ampio le tendenze alimentari globali destinate a trasformare il mondo del food".

Intanto, le 82 aziende confidano che la lista di “La fiera che vorremmo” continui a crescere, e si allarghi anche alle aziende dell'ortofrutta trasformata oltre che alle insegne della Gdo, perché sia ancora più ampio il confronto e più significativo il valore di una proposta condivisa.

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