Si chiama Bojkotta vecka 12 (boicotta la settimana 12, cioè quella compresa tra il 17 e il 23 marzo, ndr) ed è la protesta messa in atto dai consumatori svedesi contro l'innalzamento dei prezzi dei prodotti alimentari.
"Noi consumatori non possiamo sopportare l'intero impatto dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari -è scritto nella petizione girata sui social - I costi maggiori devono essere trasferiti lungo tutta la filiera. Per questo motivo, durante la 12a settimana, boicotteremo Ica, Coop, Hemköp e Willys e acquisteremo cibo da piccoli operatori e produttori locali, scambieremo beni con amici e vicini, sensibilizzeremo tutti".
L’iniziativa è diventata virale grazie a post pubblicati su Facebook, Instagram e TikTok. Tra gli altri si legge: "I prezzi dei prodotti alimentari in Svezia sono saliti alle stelle e i più colpiti sono coloro che già faticano ad arrivare a fine mese, quindi i poveri, gli studenti e i pensionati. Allo stesso tempo le grandi catene alimentari continuano a registrare profitti alti. È tempo di parlarne!".
"Non abbiamo nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. I prezzi dei prodotti alimentari salgono e i giganti del cibo e i grandi produttori stanno realizzando miliardi di profitti a nostre spese".
Perché i prezzi aumentano?
Secondo i consumatori, l’aumento dei prezzi è dovuto a una sorta di oligopolio del settore. In altri termini, la concorrenza tra le insegne sarebbe scarsa. Secondo i supermercati, invece, la colpa è dei fattori di vasta portata tra cui le guerre, la situazione geopolitica, i prezzi delle materie prime, i raccolti e l'emergenza climatica.
Ma quanto spendono, ogni anno, gli svedesi? Secondo le stime dell’agenzia governativa Statistics Sweden, il costo annuale per la spesa di una famiglia nel Paese oggi si attesta a quota 30mila corone, pari cioè a circa 2.760 euro.
La risposta delle istituzioni
Nonostante non abbia sostenuto l’iniziativa, il ministro degli affari rurali, Peter Kullgren, ha riconosciuto il peso della situazione sulle famiglie più deboli, mentre Il ministro delle finanze Elisabeth Svantesson, ha rilevato che, nonostante l'inflazione sia scesa, il valore dei prodotti alimentari è rimasto molto alto.
Inoltre, l’esecutivo ha presentato nei giorni scorsi una nuova strategia per il settore alimentare, che include anche misure volte a incrementare la produzione interna al Paese. Un’iniziativa che dunque potrebbe aumentare la concorrenza e portare i consumi a subire meno l’incremento dei costi per dinamiche internazionali.
Il bilancio del boicottaggio
Secondo quanto riporta il Guardian, le insegne, tranne Lidl e Arla che non hanno rilasciato commenti, hanno tracciato un bilancio dell'andamento della settimana 12.
Coop ha affermato di aver visto un "lieve calo" nel numero di clienti in quella settimana rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma non è stata in grado di individuare una ragione definitiva: "Non escludiamo che ci sia un certo effetto del boicottaggio, ma è ancora difficile da valutare", ha affermato il portavoce.
Secondo Ica l'impatto del boicottaggio è variato significativamente tra i negozi: alcuni hanno visto "un certo impatto", tra cui un aumento dello spreco alimentare.
Infine, La portavoce di Willys, ha affermato: "Abbiamo piena comprensione per i clienti, ma pensiamo che il boicottaggio possa essere fuorviante".
I precedenti in Europa
La protesta svedese, non è la prima in Europa. Situazioni simili si sono registrate nelle ultime settimane in Bulgaria - dove a seguire è stato riscontrato un calo del fatturato del 30 per cento per le insegne della Gdo - in Croazia, in Bosnia ed Erzegovina, in Montenegro e in Serbia.