Aumento dei costi energetici, cambiamenti climatici e pressioni economiche: sono tutti elementi con cui ogni azienda ormai si confronta da anni. In questo contesto, la provenienza geografica dei prodotti ortofrutticoli può assumere un valore sempre più strategico, in grado di migliorare la gestione aziendale.
Lo afferma l'agronoma Emilia Mikulewicz, consulente agricolo, ceo e fondatrice di Cultiva EcoSolutions, in una sua recente riflessione condivisa sui propri canali social. Uscita dai laboratori e dai centri di ricerca, questo tipo di informazione dovrebbe ormai rientrare a pieno titolo in una pianificazione agricola che tenga conto sia degli aspetti economici che dell’impatto sulla sostenibilità.
Ne è un esempio, in Europa, il comparto dei pomodori che, avendo importanti necessità di calore, richiede un riscaldamento intensivo in serra. L’aumento dell’energia elettrica e del gas hanno perciò avuto delle ricadute importanti sui costi da sostenere, tanto da spingere molte aziende a rinunciare alla produzione invernale. Questo, a sua volta, ha avuto evidenti conseguenze sul loro reddito e sulla capacità di essere competitivi nel contesto globale.
Alla luce di ciò, l’autrice evidenzia la necessità di riconsiderare la localizzazione della produzione di ortaggi, prospettando anche la possibilità di abbandonarla laddove si presenta in condizioni innaturali per concentrarla nei luoghi più favorevoli.
“Potrebbe - spiega Mikulewicz- diventare una delle principali tendenze dell'agricoltura rigenerativa e della geopolitica alimentare”.
Lo studio delle varianti selvatiche
Conoscere l’origine geografica delle piante potrebbe aiutare i produttori a pianificare meglio la propria attività. Capire dove una determinata pianta è stata addomesticata, quali sono le condizioni naturali per essa, classificare i vegetali anche dal punto di vista ecologico e climatico e identificare i corrispettivi selvatici sono considerati strumenti sempre più necessari.
Mikulewicz sottolinea come, già da tempo, tratti strategici come la resistenza alla siccità o alle malattie sono ricercati dagli esperti proprio nelle varianti selvatiche di ortaggi che provengono dai loro centri di origine.
Sempre in tema di pomodori, quelli selvatici che crescono in Perù hanno mostrato, per esempio, una buona resistenza all'oidio e rappresentano pertanto una fonte preziosa di geni utilizzati poi nella selezione di varietà commerciali.
Conoscere l’origine geografica delle piante consente pertanto di selezionare specie adattate al clima locale, rendere più efficiente la loro gestione e ridurre al minimo gli interventi necessari. In un mondo che richiede adattamento, conclude la dottoressa Mikulewicz, potrebbe essere la geografia a determinare in ultima analisi cosa, dove e come coltiviamo.